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  "RACHAMIM - Le lacrime delle madri creano la compassione nel mondo", 2013, video scultoreo, youtube.

"Addensamenti", 2010, video scultoreo, non digitale, youtube.

"Kabbalah, fra caos e significato", 2010, video scultoreo/digitale, youtube.

"La leggerezza della cultura", 2008, Il Pitigliani-Centro Ebraico Italiano, Roma.

"Che la memoria di ciò che è stato si fonda con la materia che ospita il nostro pensiero", monumento in ricordo dei cittadini ebrei deportati ed assassinati negli anni 1943-1945, 2004, Cimitero di Bolzano.

"Sul fragile supporto dell'esistenza I", 1998, Centro permanente per l'arte contemporanea, Candela (FG).

"Percorsi III", 1996, Fontana, Complesso Residenziale Wollenborg, Padova.

"Cercando....IV", 1994, Banca Nazionale del Lavoro, sede centrale, Roma.

"Dall'alto V", 1994, Casa Circondariale di Viterbo.

"Dall'alto IV", 1993, Casa Circondariale di Civitavecchia.

"Mezuzah", 1990, Centro Bibliografico dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Roma.

CHE LA MEMORIA DI CIO' CHE E' STATO SI FONDA CON LA MATERIA CHE OSPITA IL NOSTRO PENSIERO
Monumento in ricordo dei cittadini ebrei deportati ed assassinati negli anni 1943-1945
Cimitero di Bolzano, 25 aprile 2004

Questo monumento, voluto dalla Comunità Ebraica di Merano e realizzato anche grazie ad una sottoscrizione pubblica, è in ricordo dei cittadini ebrei altoatesini deportati ed uccisi durante la seconda guerra mondiale.

In particolare si sono volute ricordare le tre bambine, fra le più giovani vittime italiane Aida Eminente, Olimpia Carpi ed Elena De Salvo rispettivamente di uno, tre e sei anni.

Il monumento si compone di due prismi, a sezione triangolare, collocati verticalmente l'uno sopra all'altro e ruotati di 60° per formare, se osservati dall'alto, una perfetta stella di David. Il prisma superiore, realizzato in bronzo, reca su ogni faccia tre tavole, ogni tavola raffigura file di persone, sagome umane stilizzate, le vittime, in attesa o in marcia. La fila ha il compito di ricordare visivamente l'unicità dello sterminio nazista, la sua meticolosa organizzazione che prevedeva una modalità ordinata ed efficiente di annientamento della natura umana. La tavola centrale di ogni faccia reca l'immagine di una bambina, in ricordo delle vittime più giovani.

La texture delle figure umane è formata da testo ebraico in rilievo. Il testo, ripreso dalle preghiere del giorno di Kippur, è la richiesta al Signore di una vita serena pacifica e sicura per il popolo ebraico. L'intero prisma è avviluppato da un reticolo di cellule neuronali che, in alcuni punti si saldano con il bassorilievo sottostante. Le cellule neuronali sono realizzate in bronzo lucido e liscio, non recano cioè alcuna texture. Quest'assenza di connotazione etnica o culturale indica che è nella memoria e nella coscienza di ogni essere umano, indipendentemente dalla sua nazionalità o religione o etnia, che si deve operare la fusione indicata nel titolo perché ciò che è stato non si ripeta mai più.
 
 
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