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MOSTRE IMMINENTI:


"Le lacrime di Dio" opera collettiva di Ariela Böhm Elvis Spadoni e Sukun Ensemble
a cura di Francesco Maria Acquabona



in occasione di Arte Fiera e Art City Bologna 2017
Giorno della memoria 2017


Museo Ebraico di Bologna


Inaugurazione sabato 28 gennaio ore 21.00


orari di apertura nel periodo ART CITY Bologna 2017: venerdì 27 gennaio ore 10.00 > 16.00 | sabato 28 gennaio ore 18.00 > 24.00 | domenica 29 gennaio ore 10.00 > 18.00 | l’installazione sarà visitabile fino al 26 febbaio 2017

Via Valdonica 1/5 Bologna

tel. +39 051 29 11 280 fax +39 051 23 54 30 e-mail info@museoebraicobo.it

Progetto "Le lacrime di Dio"


 

VIDEO


"TERZO GIORNO"

2014, durata min. 5:07.








Nel video non vi è alcuna creazione digitale, solo riprese dal vero



MENZIONE SPECIALE

Premio Mnemosine 2014
"Il Tempo Ritrovato"


Motivazione:
Sintesi poetica, perfetta tra tecnologia ed arte.
Senso profondo di orgogliosa appartenenza alla propria cultura, alla propria storia.
Il video" Terzo giorno" è espressione di grande sensibilità artistica, un'opera di raggiunta e completa maturità, sincronia di immagini e suoni. Il vento sottolinea il senso di solitudine del deserto. Le gocce d'acqua con ritmo lento scandiscono il tempo ed infine la musica in crescendo riscopre il miracolo della natura, dirompente solenne, maestosa nella sua stessa rinascita e nel farsi arte.

Daniela Vaccher


 

VIDEO


"RACHAMIM - Le lacrime delle madri creano la compassione nel mondo"

2013, durata min. 4:00.





Il video contiene unicamente riprese di acqua e non vi è alcuna creazione digitale.


 

VIDEO


"Addensamenti"

2010, video scultoreo, non digitale, durata min. 4:53.






Questo video, nato per essere inserito in una scultura dove gira a ciclo continuo, è, per ovvi motivi, privo di sonoro.


 

VIDEO




"Kabbalah, fra caos e significato"


2010, video scultoreo/digitale, durata min 5:15.








 

LA FORMA DELL'ACQUA - L'ACQUA CHE FORMA


Perché scegliere l’acqua come tema per una mostra?
Sull’acqua, sulla sua struttura, sui suoi stati, sul suo significato, sulla sua insostituibilità per la vita, sulla sua distribuzione nel mondo e nelle nostre cellule, sul suo ciclo, sulla sua carenza, sul suo ruolo nei conflitti territoriali e perfino sulla sua memoria è stato detto, scritto, dipinto, fotografato e modellato forse più che su qualunque altro soggetto.


Si può dire che questa mostra non sia nata da un progetto ma piuttosto dalla fascinazione che questo elemento ha esercitato su di me lungo tutta la vita.
Sono probabilmente le ore trascorse a rimirare l’incessante moto delle onde sempre diverse ma sempre coerenti, a nuotare immersa in tiepide acque brulicanti di vita, a placare la sete sorseggiando litri di acqua fresca, a osservare dall’alto il dipanarsi di un fiume fra le terre, a seguire il percorso di una goccia di pioggia o ad estasiarmi di fronte alle forma di un fiocco di neve ad avere stimolato l’ideazione di queste opere.


L’acqua, inoltre con la sua vivacità non solo assume infinite forme diverse, ma è in grado, con il movimento, con le sue caratteristiche di solvente, di medium di diluizione e sospensione, di variazione di dimensione con la temperatura, di modificare ciò che la circonda, plasmando e definendo coste, rive, pietre e grotte, scavando canyon, erigendo stalattiti e stalagmiti, corrodendo manufatti e permettendo alle creature che la abitano di costruire nuovi paesaggi e demolire i vecchi.


Non la presunzione di dipingere o modellare qualcosa di nuovo, quanto la continua ricerca del materiale più adatto e della tecnica più congruente a rappresentare l’elemento più mobile, vitale, impossibile da fissare e da intrappolare in un opera stabile nel tempo, questa è la sfida che non ho mai abbandonato, l’obbiettivo irraggiungibile, la contraddizione in termini, perché come l’acqua c’è solo l’acqua….questo è ciò che mi ha spinto a realizzare i lavori qui esposti, di giungere, per ora, fino a qui.


Non saprei dire quando è nata la mia passione per l’acqua, probabilmente è iniziata con me per poi accompagnare tutta la mia vita.
Ricordo quando, ragazza, mi entusiasmavo per quella teoria evolutiva che ipotizzava un periodo di vita semi-acquatica per il progenitore della specie umana. Tale teoria, oltre a spiegare molte caratteristiche fisiche e comportamentali, aveva il fascino indiscusso di descrivere una vita così intimamente interconnessa con l’acqua che da desiderabile, diveniva, ai miei occhi, estremamente verosimile.


Ciascuno di noi conosce la natura del piacere che si prova immersi in un bagno caldo perché, senza scomodare interpretazioni psicoanalitiche, rituali religiosi o simbolici, questa è la condizione iniziale di ciascun essere umano, il dove e il come abbiamo trascorso i primi mesi di esistenza, il lungo abbraccio che ci ha preparato alla vita.


Se, tramite l’osservazione di questi lavori, riuscirò a suscitare un’infima frazione del piacere, dello stupore, della curiosità che l’elemento acqua ha evocato e seguita ad evocare in me, questo progetto avrà trovato la sua ragion d’essere.




 

CREANDO CONNESSIONI
La luce che nasce dalle ombre

La tecnica delle “Ombre di luce”, messa a punto insieme all’artista fotografo Rino Regoli, mi ha permesso di approfondire un tema molto caro, il pensiero, attraverso la pittura di invisibili strutture neuronali in crescita delle quali l’osservatore rileva forma e presenza percependone esclusivamente “l’effetto”, ovvero l’ombra.
La materia trasparente deposta su vetro, si comporta infatti da lente e, concentrando i raggi di luce che la attraversano, proietta su un fondo bianco un’immagine luminosa che altro non è che la propria ombra. L’esperienza paradossale di osservare non una struttura bensì l’effetto della sua presenza mi sembra un inevitabile allusione al pensiero umano, oggetto misterioso, i cui effetti costituiscono gran parte del nostro mondo.
Tanto l’apprendimento di nuove nozioni quanto le esperienze emotivo-sensoriali producono, nel nostro cervello, nuove connessioni neuronali. Pensare, quindi, equivale a creare connessioni, ovvero nuove strutture, nuove forme inedite. In questi lavori le reti neuronali si sviluppano su un substrato ramificato che rappresenta le cellule non neuronali del sistema nervoso (la glia). Si può notare come questo substrato ricordi le macchie di Rorshach, strumento usato per indagare l’inconscio, e in questo caso, come spesso accade nelle mie opere, il metodo di studio diventa metafora visiva dell’oggetto sotto indagine. Queste “macchie di Rorshach” divengono qui la rappresentazione dell’inconscio, del pensiero non agito, poco decifrabile, primordiale, indistinto ma strutturale: il “come siamo” che si sovrappone al “cosa pensiamo o cosa sperimentiamo” descritto dallo sviluppo neuronale.
E’ mia intenzione rappresentare, con questa allusione visiva, l’indispensabile compresenza, nei nostri meccanismi di pensiero, di una parte graficamente “direzionale” ovvero con direzione precisa e finalizzata e di una parte relativa al pensiero inconscio, trama indispensabile della nostra architettura interiore.



 

ALL'ALBA DELLA SCRITTURA


Da molti anni il mio lavoro orbita intorno alla scrittura, al mio desiderio di renderle omaggio.

La scrittura, o meglio, i segni che la compongono, sono la materia della cultura ed iniziano con la storia stessa.

"All'alba della scrittura" è un omaggio all'invenzione che ci ha traghettato dalla preistoria alla storia; in particolare all'invenzione dell'alfabeto che, circa 3600 anni fa, ha prodotto il simbolo per eccellenza, il suono che si fa forma, la forma che disegna il pensiero, il pensiero libero dal suo pensatore.

Le pagine dell'alba della scrittura sono i mattoni con cui ho costruito la mia "Torre di Babele". Sebbene quest'ultima sia stata progettata prima del'11 settembre, oggi la si può considerare un'allusione a quanto provocato dall'attacco a New York. Anche in "Là dove scorre il pensiero" le iscrizioni arcaiche ritornano a simboleggiare il pensiero umano. Questa volta le pagine rimangono impigliate in una "ragnatela" di cavi metallici che rappresenta una struttura neuronale. La mia passione per il paradosso, per il ribaltamento, per l'elasticità estrema, fa sì che gli elementi che ospitano il pensiero (i neuroni) diventino la tela in cui il pensiero s'impiglia e lascia qualche frammento: alla logica, al metodo e all'intuizione il compito di decifrarli. Il contesto fisico in cui il pensiero viene concepito, ovvero il suo contenitore, diviene a sua volta struttura di sostegno, scheletro, contenuto in un'opera che è un omaggio alla ricerca scientifica.

Se da un lato, nella mia ricerca, la scrittura viene eletta ad icona del linguaggio, dall'altro il significato del testo scritto diviene metafora della cultura che lo ha espresso o del contesto cui si riferisce l'opera stessa. In "Che la memoria di ciò che è stato si fonda con la materia che ospita il nostro pensiero", opera sulla Shoà che prende a simbolo la fila come allucinante modalità di sterminio e annientamento della natura umana, il testo biblico in ebraico forma la texture delle figure umane, il loro corpo, la loro identità. Le opere più recenti quali "Riflessioni sulla convivenza" o "Nei sistemi complessi la reversibilità è un lusso", incentrate sulla relazione amorosa, recano impresse sulla loro superficie parole d'amore provenienti dal Cantico dei Cantici o da una poesia di Paul Eluard.

Se nella genesi delle mie opere nasca prima l'idea o l'immagine non è di semplice definizione. Una visione affiora inizialmente alla soglia della mia coscienza, un'immagine generale un po' confusa. A questa visione attribuisco una prima interpretazione, mettendola in relazione con le emozioni, le idee e le parole che la accompagnano o che da essa sono evocate. Ed è proprio questo lavoro di decifrazione del significato che produce, a cascata, una definizione formale precisa e coerente che porta alla realizzazione dell'opera.

I lavori "Riflessioni sulla convivenza" nascono da un'immagine reticolare avvolgente: la trama dell'edera rappresenta la convivenza. Può essere vista e vissuta come gabbia o come struttura su cui edificare.Gli spazi, elemento prezioso in qualunque relazione, sono altrettanto costitutivi dei pieni e, permettendo la permeabilità dell'insieme, ne autorizzano l'appartenenza al mondo vivente.

Tra le maglie che nel tempo sono andate costruendo un solido telaio, a volte poco elastico e persino soffocante, le "parole" dell'amore devono trovare il modo per affiorare. Ciò che le porta alla luce in un lentissimo percorso, quasi una crescita vegetale, è la cura con cui, durante lo scorrere dei giorni, si sostituiscono quelle ormai consunte con altre appena forgiate, intatte e preziose.

In quale direzione si dipaneranno le prossime visioni? Un'immagine di levità, relativa al fenomeno pensiero affiora dal brodo di coltura della fantasia che ha radici profonde nel mio edificio interiore perché, come scrive la poetessa Anne Michaels:

Noi non discendiamo, ma affioriamo dalle nostre storie.

Aperta come un taglio la memoria somiglierebbe

a una sezione trasversale del cuore della terra,

una tavola del tempo geografico.

Volti premono sulla membrana trasparente

tra conoscenza cosciente e conoscenza genetica.


Da "Lago dei due fiumi", Quello che la luce insegna, Anne Michaels, Ed. Giunti.



 



 
 
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